Blog di Alberta Schiatti

Libri o e-book? Cinque punti a favore degli uni e degli altri.

How-to-Rent-Kindle-Library-Books-That-Never-Expire

Tra I lettori,  specialmente vicino alle vacanze estive, il dibattito è caldo: i cartaceriani si tengono stretti I libri , spessi, magari con la copertina rigida, e giurano che non li molleranno mai per un affarino elettronico piatto e anonimo, insomma, che non diventeranno mai e-bookiani.

e a loro volta gli e-bookiani guardano i cartaceriani duri e puri come fossero dei dinosauri sfoggiando con leggerezza (nel senso fisico) e senso di superiorità, il loro Kindle white paper touch o Kobo o qualsiasi altro ultimo modello di reader.

La prima considerazione sorprendente curiosando tra i lettori-tipo è che i più conservative e rigidi inaspettatamente sono gli under trenta. Spesso dicono al nonno o alla madre (io) convinti e-bookiani che loro “non rinuncerebbero mai al piacere di tenere in mano un libro “vero”, e al profumo della carta, e alla sensazione fisica, e a quello scricchiolio della prima apertura eccetera. E al suggerimento che magari per andare in India con una compagnia low cost, forse, sarebbe più conveniente non portarsi Shantaram e le sue meravigliose 1300 pagine in versione cartacea, ma per una volta si potrebbe cedere alle lusinghe di un piccolo lettore che di pagine ne può contenere miliardi a aumento di peso zero, ti guardano come se avessi loro suggerito di mangiarsi un bambino o di fare I baffi alla Gioconda sull’originale (sempre io).

Allora vediamo i pro di entrambi, prima di fare la nostra scelta, che dite? O anche dopo averla già fatta, perchè si può sempre cambiare idea, no?

 

Libri

1 Piacere fisico

I libri sono bellissimi. Le copertine evocano, e trasmettono, e preludono al mondo in cui si sta per entrare.

Profumano di inchiostro e carta appena stampata. Schicchiolano. Vivono il tempo della lettura insieme a noi, si possono sottolineare, fare le orecchie, ci si può scrivere una dedica, stamparci un ex libris, prendere appunti, nasconderci I soldi.

 

2 Il conto delle pagine

Un libro di carta si sa subito quanto è lungo, basta tenerlo in mano, e si ha sempre sotto controllo quanto manca alla fine. I readeriani sanno il “quanto manca” in percentuale, che essendo relativo, in sè non vuol dir niente.

In un libro ci si può muovere avanti e indietro per ritrovare quel punto cruciale per chiarirci quello che non stiamo capendo., per tornare su un pezzo che ci è piaciuto particolarmente, o per andare subito a vedere come finisce.

 

3 Condivisione

un libro di carta lo regali, lo presti, lo perdi, lo ritrovi. Te lo fai rubare. Lo ripresti e così via. La condivisione dell’ebook è molto più complicata se non impossibile. Un libro di carta lo cambi, se te l’hanno regalato ma l’hai già letto, o se non l’hai ancora letto perchè non ti interessa. Oppure, per gli stessi motivi, lo ricicli regalandolo a qualcun altro, che a sua volta può fare la stessa cosa. E così via.

 

4 Show off intellettuale

Se leggete per tirarvela e darvi un tono, facendo vedere a tutti quanto siete impegnati e volete aggirarvi qua e là con una copia de L’Ulisse, o sfogliare distrattamente un libro di poesie contemporanee assolutamente incomprensibili per farvi notare, oppure passare le ore al tavolino di un bar all’aperto del Marais con  un libro esistenzialista appoggiato di fianco al pastiss, che fa tanto Sartre, bene, in questo caso vince il cartaceo puro, datemi retta.

Quello che si legge con il reader, non lo vede nessuno.

 

5 Un libro non ti pianta in asso.

un libro non si scarica, mai. Non ha bisogno della presa, della spina, della corrente. Per comprarlo non serve la connessione. Non si rompe. E se si strappa, basta un po’ di scotch.

Se cade in acqua lo lasci asciugare.

 

e-book

 

1 Peso

Il tempo in cui il vostro fidanzato armatore guardava con odio la vostra valigia-biblioteca al mometo dell’imbarco sulla sua barca a vela dove vi aveva implorato di portare un bagalio piccolo, è finito.Un reader pesa pochi etti, e anche se ci caricate un migliaio di titoli, lui continua pesare pochi etti. Se funzionasse così anche per il vestiti! state pensando. E invece no, putroppo. Ma per I “lettori pesanti” il poter esagerare e portarsi dietro tutti I libri che si vuole nello spazio di una cartolina e nel peso di un cellulare, è davvero una gran bella cosa.   Specie nell’era dei voli low cost, del cicloturismo, del mototurismo, dove ogni etto, conta.

 

2 Facilità di Lettura.

Vostro marito dorme solo al buio e voi leggete ore prima di addormentarvi? Siete in un albergo con le abat jours anni trenta, lampadine incluse? Avete dimenticato gli occhiali da lettura? Con il reader, tutti questi sono non-problemi. Infatti si può dosare la retroilluminazione e ingrandire o rimpicciolire I caratteri a proprio piacimento, con un semplice comando.

 

3 Acquisto. Clik.

per acquistare un titolo col reader basta una semplice connessione wifi, e ovunque vi troviate, in qualsiasi momento potete scegliere “compra ora con un clik”. Non ci deve per forza essere una libreria vicina. E le librerie ormai sono meno diffuse della connessione wi fi

 

4 Privacy

siete in un momento trash e vi viene voglia di leggere le 50 sfumature di tutti I colori ma non avete voglia che lo sappia chiunque? Con il reader lo potete fare anche in metropolitana o in mezzo agli amici snob senza che nessuno se ne accorga. E se ve lo chiedono, potete mentire. Il reader non rivela a nessuno cosa state leggendo, e custodice la vostra libreria con grande riservatezza.

 

5 La scelta

il momento pre-vacanze,di scegliere I libri da portare via che per un lettore appassionato è l’equivalente del “fare la valigia” per una fashion victim, è cruciale, è lì che ci si gioca il tutto per tutto, che si fa la differenza di una vacanza riuscita o un incubo, e se porto troppi pochi libri? E se sbaglio titoli? Significherebbe rimanere a metà vacanza senza niente da leggere, o con titoli che non ci piacciono, una vera tragedia insomma. Bè con I reader questo problema non si pone: la tua intera biblioteca ti segue sempre ovunque tu vada, non c’è più bisogno di scegliere, sta tutta dentro quell rettangolino rigido e leggerissimo.

 

 

Ah, by the way, io sono e-bookiana convinta, e voi?

 

 

 

 

 

 

 

La Campagna SOS Milano Forza di Volontari. Un piccolo caso a cui le grandi produzioni possono ispirarsi.

Questa è la storia di una campagna pro-bono davvero, dove nessun euro è stato speso nè guadagnato, dalla fase di ideazione a quella organizzativa, fino alla produzione e oltre alla post produzione. Ma così pro-bono che neanche il tempo, o le energie, o le parole, le mail, I pensieri sono stati disperse, sprecati, spesi male. Solo parole necessarie. E la qualità non ne ha risentito, anzi. Vediamo com’è andata.

L’inizio

“la ONG per cui faccio volontariato, mi ha chiesto di occuparmi della comunicazione, mi daresti un mano?”

Spesso le conversazioni con gli amici virtuosi iniziano in questo modo, e io lo so bene, visto che – abbastanza virtuosa io stessa – non dico mai di no.

Se dessero a noi creativi un cent per tutte le buone cause alle quali ci chiedono di lavorare gratis, non sapremo più dove metterli, i cent intendo.

Comunque, questa volta era diverso.

La persona che aveva proferito la frase standard era una mia giovane amica a cui sono legata da un affetto e una stima particolari, lei era, ed è la più entusiasta e devota volontaria che un’associazione di soccorso con ambulanze abbia mai visto.

“Certo” dico io, e già mi vedo correggere e proporre alternative per l’allestimento dei banchetti della raccolta fondi. Perchè di solito, di questo hanno bisogno, no?

Facile, penso.

Il briefing

Acconsento di buon grado e un lunedì sera di pioggia mi avventuro verso la sede della SOS Milano, situata in via Zuretti 68 che si trova nella periferia retrostante la Stazione Centrale.

E’ una sede molto grande, composta da svariati edifici e con attorno un cortile pieno di ambulanze e autovetture. Da fuori, vedo una grande stanza in cui stanno formando I nuovi volontari, e qua e là capannelli di persone di età, nazionalità, certo sociale, attività professionali tutti diversi, accomunati al primo sguardo solo dall’arancione acceso delle divise. Ma che invece hanno molto in comune, a partire dai valori che li portano qui.

La sede

Appena entro nello stanzone che funge da sala riunione mi trovo in uno di quei melting pot di cui sopra: uomini e donne, vecchi e giovani, italiani e stranieri, avvocati e manovali, studenti e pensionati, c’è persino una persona disabile sulla sedia a rotelle.

Mi commuove tantissimo il fatto che uno che potrebbe solo sentirsi in diritto chiedere aiuto e essere risarcito, dedichi il suo tempo libero ad aiutare gli altri.

Perchè parlando di volontari, sempre di tempo libero si tratta: un weekend al mese, e una sera alla settimana, con turni rigidissimi per non rischiare di rimanere scoperti.

Qui, tutti I volontari hanno anche un altro lavoro, ma a vedere e sentire la passione che li anima, questa è di gran lunga la loro priorità.

Vengo accolta in modo molto cordiale e caloroso, come un rinforzo venuto a dare man forte. Li ascolto, in quello che si dovrebbe chiamare “momento del briefing”, ma che in realtà. grazie al loro sanissimo essere digiuni di marketing e comunicazione, si trasforma in un happening allegro e sgrammaticato, di ricordi, battute, prese in giro incomprensibili a “quelli fuori”, ma che loro li fanno morire dal ridere, aspirazioni, auspici , sogni, desideri, e sì, qualche richiesta attinente al lavoro che dovrò fare.

 la Squadra

Dopo due ore, esco dalla SOS Milano felicemente confusa e partecipe di quell’atmosfera unica e con un’idea del mio compito: gli strumenti per la raccolta fondi sono effettivamente stati confermati, ma in più, stranamente, mi hanno chiesto di pensare a un video digitale.

Non capisco come pensino di produrlo e ancor più, dove lo manderebbero in onda, ma ritengo che sia un’ “esageriamo” parte del loro entusiasmo, e penso che se lo meritano, un video su cui sognare, anche se molto probabilmente poi, non se ne farà nulla.

Ora, la prima cosa da fare è formare il team: soprattutto, mi serve assolutamente un art director. Gratis. Quindi un art director generoso, oltre che bravo.

Il nome mi salta fuori praticamente da solo, Marco Pupella.

Lo chiamo, accetta subito.

Lavoriamo entusiasticamente per un week end e poi siamo pronti per la prima presentazione creativa.

La prima (e unica) presentazione creativa

La seconda volta in Via Zuretti, l’atmosfera è ancora più amichevole, perchè rodati da quella precedente, siamo già più in confidenza, e chiacchieriamo come vecchi amici.

E’ sorprendente il calore che dà sentirsi parte, anche solo per due ore di un gruppo così.

La presentazione viene accolta in modo entusiasta, con dubbi abissali, con risate, esclamazioni, applausi, dibattiti, opinioni diverse e contraddittorie, commenti che nessun creativo vorrebbe sentire “di pancia”, ma proprio per questo anche sensati e centrati, e anche molti apprezzamenti spontanei e commoventi.

Nuove idee, che appena si affacciano alla mente, vengono letteralente lanciate sul tavolo e subito ritirate in buon ordine, altre vagano ancora un po’, rimbalzando da una parte all’altra del lungo tavolo, cambiando forma espressiva, accento, contenuto.

Ma a parte questa presentazione in cui ci sentiamo già di “giocare in casa, dovremo fare I conti con I severissimi dirigenti, per I quali “la divisa è sacra”, per I quali non si può scherzare, sul fatto che “salviamo la gente” , e con la legge, ovvio, perchè effettivamente l’ambulanza e il soccorso, sono cose serie. Quindi usciamo di lì con una sospensione del giudizio: prima devono presentare a “loro”.

Good news

“Hanno scelto il video dell’incidente” la telefonata che comincia così, da una parte mi inorgoglisce e mi rende felice. Effettivamente, sarebbe un gran bel video, quello, da girare,ma la seconda sensazione, preceduta dalla domanda “come cavolo lo produciamo adesso?”, è di panico. Si tratta infatti di un video surreale e drammatico, creato ad hoc per raccogliere fondi. Mostra infatti un incidente stradale, e quando arrivano I soccorsi, sono completamente senza mezzi: mimano la guida dell’ambulanza, e agiscono sempre mimando le altre attezzature, I soccorsi, fino a che una voce non svela perchè.

Un video complesso, da fare con un budget normale, che diventa improducibile a costo zero, no, anzi, peggio, il rischio “cagata pazzesca” di quelle col botto, è dietro l’angolo. I video non sono come le torte, quelli fatti in casa non sono poi così buoni.

Comincio a pensare.

Quando ho dato fondo alla prima meninge e sto cominciando a spremermi la seconda, casualmente, ma poi chissà quanto, squilla il telefono.

E’ un grande amico e produttore di video e spot appunto.

Capitando a fagiolo, gli racconto la storia. La fatalità vuole che suo padre sia tra I soci anziani proprio di quella Onlus, e in più il video gli piace, quindi pronuncia tre parole che davanti ai miei occhi formano la sagoma di un salvagente: “lo produciamo noi”.

E così è stato.

La preparazione

Grazie a Fabio Nesi e a un giovane regista sensibile alle tematiche sociali, Daniele Testi e grazie a tutti quelli che invece di complicare, hanno semplificato, che hanno dato il loro lavoro gratis, che hanno collaborato per rendere meno più precise le fantastiche comparse volontarie della SOS (le uniche presenti nel video), grazie a un cascatore professionista, che si è reso disponibile, il mitico Bruno, istruttore di Parcour, il video ha preso forma, e anche vorrei dire, una gran bella forma.

Avete presenti quelle interminabili riunioni che preludono a una produzione? Quelle che servono a decidere ogni più piccolo dettaglio, ogni singolo pelo nell’uovo di uno spot di trenta secondi?

Ecco, non ne abbiamo fatta neache una.

Superato lo scoglio delle approvazioni legali, importantissime in un caso delicato come questo, abbiamo cominciato a fare, invece di parlare.

Poche mail per capire come il regista avrebbe girato, il trattamento, insomma, poche prove per decidere le mosse da fare durante il mimo del soccorso, poche brevi telefonate per stabilire dove girare quando.

E il gioco era fatto.

Da parte SOS potevamo contare sull’aiuto prezioso di Elisabetta, l’amica che con una telefonata ha dato l’avvio a questo processo, e che via via ha dato prova di essere una grande direttrice di produzione, mettendo in riga tutti, obbligandoci a rispettare I tempi, facendo ordine, istruendo I volontari che dovevano recitare, e sull’entusiastica partecipazione di tutta la SOS.

Lo shooting

Ci siamo trovati quindi in una meterologicamente cangiante domenica di giugno al tramonto e abbiamo cominciato a girare: tre persone della troupe, due creativi e una valanga di volontari-comparse.

Ognuno faceva la sua parte e anche di più.

Il fatto che a shooting ancora non finito il regista sia scappato a Reggio Emilia perchè suo figlio stava venendo alla luce e che verso le tre di notte sia cominciato a diluviare, hanno reso ancora più memorabile l’esperienza e drammatico il risultato finale. Siamo tornati a casa all’alba, è il caso di dirlo con un luogo comune, stanchi ma felici

Felici davvero.

Comparse sotto la pioggia

 Il regista e l’ aiuto

Creativi e Producer

L’incidente

  Happy end

Un costo zero che arrichisce. Ma soprattutto dimostra come anche senza invecchiare nelle sale riunioni sommersi da dati e chart, senza communication objective, senza reason to believe e end benefit discussi fino alla nausea assassina, senza venire avviluppati da un gorgo di mail, invitation, skypate, styling e setting session, PPM PrePPM, PrePrePPM, senza fitting, lighting, pre-bidding.

Anche senza star troppo a pettinar le bambole, le cose si possono fare. E bene.

Ecco il risultato finale

Credits:

creativi: Alberta Schiatti, Marco Pupella

CDP: Casta Diva

Regista: Daniele Testi

Cliente: SOS Milano

Producer Giacomo Pandolfini

Executive Producer: Fabio nesi